Intervistatore: Adesso stai girando l'Italia con una serie di tuoi spettacoli, da "Oylem Goylem" a "Cabaret Yiddish", da "Ballata di fine millennio" a "Il caso Kafka": come ti spieghi tanto interesse per l'ebraismo oggi ? E quanto hai dovuto snaturare le tue tematiche per renderle accessibili al grande pubblico?
Moni Ovadia: Credo che la cultura ebraica oggi venga recepita benissimo; forse sfuggono alcuni dettagli, ma l'emozione, gli umori, l'esilio, lo spaesamento, lo sradicamento, la precarietà che diventa forza, questo si capisce tutto, ed è il motivo di tanto interesse. Certo poi la moda è moda, e ci saranno sempre quelli che amano l'esotico perché devono avere un argomento da salotto: lo fanno con i pellerossa o con gli ebrei non cambia, ma chi se ne importa. Resta il fatto che questo secolo, tra Marx, Freud ed Einstein, ha avuto una forte centralità ebraica, e forse anche il mondo cattolico ha capito che gli ebrei rappresentano l'esperienza cristica più sconvolgente di tutta l'umanità: un intero popolo crocifisso.
Intervistatore: Dal teatro alla televisione: il tuo spettacolo in TV ha avuto un'audience di un milione di spettatori in prima serata; soddisfatto ?
Moni Ovadia: Sì, perché ho avuto gli stessi numeri fatti dal Machbet alla Scala con un battage pubblicitario 30 volte superiore al nostro; e poi un milione di persone vuol dire un potenziale di pubblico teatrale immenso.
Intervistatore: Raccontaci della tua fatica nel creare umorismo.
Moni Ovadia: Spesso mi sembra di attirare il dolore del mondo come un parafulmine: ho depressioni e smarrimenti che mi confermano come l'umorismo ebraico abbia poco a che spartire con lo stupidario televisivo del ridere continuamente e a tutti i costi. Quando il riso è ridondante diventa squallore, mentre il riso contro se stessi non ha nulla a che vedere col carnefice che deride le vittime, ma dona la vertigine di chi si misura alla pari con D-o.
Intervistatore: Quando si ride del sovrannaturale ?
Moni Ovadia: Quando l'urlo e la protesta contro la sordità divina non bastano.
Intervistatore: Si può ridere della Shoah ?
Moni Ovadia: Ti faccio un esempio classico: in un lager l'ebreo cerca di afferrare una buccia di patata. Il nazista gli blocca la mano col tacco della scarpa, dicendo: "Ho un occhio di vetro: se indovini qual'è puoi mangiare la buccia, altrimenti muori." "E' il sinistro" risponde l'ebreo. "Come hai fatto?" chiede incuriosito il nazista. "Ha un barlume di umanità" replica l'ebreo.
Intervistatore: Cosa distingue l'umorismo ebraico da quello del resto del mondo?
Moni Ovadia: La risata ebraica si contrappone alla follia del mondo e diventa un elemento salvifico: è l'anti-idolatria assoluta, la sintesi più radicale del pensiero ebraico. Il nazismo e la sua pagliaccesca banalità sono stati messi in piedi da una banda di miserabili: se c'è mai stato un "sotto-uomo", questo era il nazista; non c'era nulla di glorioso nel loro progetto del male: una banda di vigliacchi che uccidevano degli inermi; oppure Generali che dirottavano i treni con le derrate alimentari come rubagalline. E quando qualcuno veniva preso, cosa diceva questo popolo di eroi ? Una litanìa di "non sapevo", un piagnisteo di "eseguivo gli ordini". I più coraggiosi sono scappati come topi per andare a nascondersi tra i fascisti sudamericani. Ha ragione Magris quando dice che "...mentre le vittime sono i protagonisti della più grande tragedia dell'umanità, i carnefici sono personaggi da polpettone di quart'ordine e non possono condividere lo stesso palcoscenico..."
Intervistatore: Parliamo un po' dell'umorismo israeliano...
Moni Ovadia: La cosa più divertente è che prende spunto dalla situazione paradossale e deflagrante del vivere, ebrei con ebrei, tutti uno vicino all'altro. Ben Gurion rispose ad Eisenhower, che si lamentava di dover governare 180 milioni di abitanti: "Allora facciamo cambio, e tu vieni a governare i miei 3 milioni di Primi Ministri." Torniamo alla modernità e alla tradizione: a New York ho visto un Hassid che parlava al cellulare e gli ho chiesto: non c'è contraddizione tra lei e il telefonino ? Lui ha sorriso e ha risposto: "La Torah non lo vieta." Anche la segreteria telefonica e il videoregistratore aiutano ad osservare lo Shabbath, e questa capacità di attraversare i tempi è una grande lezione per il futuro.