Pesah

LA SOLENNITA' DI PESAH, LA PASQUA EBRAICA


La solennità di Pesach è sinonimo di liberazione in quanto gli Ebrei furono liberati dalla schiavitù a cui erano sottoposti dagli Egizi.
Pesach però in ebraico vuol dire "ha saltato" e si riferisce al fatto che l'angelo di D-o, mentre stava portando la morte ai primogeniti Egiziani, durante l'ultima piaga, "saltava" le case degli ebrei.
Quale è allora la relazione con la nostra uscita dall'Egitto? La parola Pesah non ha niente a vedere con il significato di liberazione ed inoltre mentre l'angelo saltava le case Ebraiche, gli Ebrei erano a tutti gli effetti ancora schiavi in quanto accadeva la sera precedente alla loro partenza.
Se ci si riferisce al fatto che il passaggio dell'angelo ha anticipato la partenza, resta comunque che il nome più adatto sarebbe in ogni caso stato Chag Hacherut, cioè "La festa della Liberazione".
Inoltre troviamo altri tre nomi per indicare questa solennità:
1. Chag Hamatzòt , la festa delle azzime. Infatti appena si diffuse la piaga della morte dei primogeniti, gli Egiziani andarono dagli Ebrei implorandoli e forzandoli a lasciare immediatamente il paese. Gli Ebrei in quel momento stavano preparando il pane per il viaggio, come Mosè aveva detto loro, preannunciando la partenza per l'indomani. Avevano appena preparato la pasta e l'avevano messa a lievitare, quando arrivati all'improvviso gli egiziani, non poterono più aspettare e dovettero cuocere quindi il pane che rimase non lievitato, quindi azzimo. Per questo la festa viene chiamata "Degli azzimi". Questo nome però non enfatizza affatto il senso di "liberazione ma dimostra invece come eravamo ancora sottomessi; abbiamo dovuto obbedire e infornare il pane prima che lievitasse, non potendo respingere gli egiziani dicendo loro che saremmo partiti solo quando fossimo stati pronti.
2. La festa viene anche chiamata Chag Haaviv , la festa della primavera. D-o ha scelto il momento giusto per liberarci, quando non faceva ne troppo caldo ne troppo freddo. Ma neppure questo nome può toccare il tema centrale dell'avvenimento.
3. Inoltre nelle nostre preghiere chiamiamo la solennità "Zman Cheruteinu" ovvero "Il tempo della Liberazione". Ciò però non basta; dovrebbe essere usato un linguaggio più diretto: ad esempio Chag Cheruteinu, la solennità della liberazione e non soltanto il tempo della Liberazione.
Per poter capire tutto ciò dobbiamo spiegare meglio il significato di schiavitù.
Gli Ebrei sono usciti dall'Egitto, ma solo il 20% degli ebrei che si trovavano nel paese ha partecipato a questo Esodo. Avvisati da Mosè dell'imminente liberazione, l'80% del popolo preferì rimanere in Egitto. Non volendo D-o che questi diventassero Egiziani, in quanto non creati per questo, li fece morire durante la piaga delle Tenebre e proprio durante questa piaga così che gli Egiziani non potessero vedere. Se gli Egiziani si fossero accorti che anche gli Ebrei morivano, avrebbero pensato che anche questi erano invisi al Signore.
Come era possibile che di fronte alla possibilità di libertà senza condizione si scelga di rimanere schiavi? Evidentemente gli Ebrei erano ormai talmente abituati a quella vita da non voler lasciare il paese. Si sentivano di stare a loro agio e ben sistemati, non volevano cambiare il loro modo di vivere. Ma allora: quale è il vero significato della Solennità della Liberazione? Una Liberazione "forzata"?
Gli Egiziani erano idolatri: adoravano la pecora. Perchè proprio la pecora? Come potevano pensare che una pecora che loro stessi, il popolo più sviluppato di quell'era, vedevano nascere e morire potesse possedere poteri sovrannaturali?
Gli Egiziani sapevano bene che la pecora non aveva creato il mondo e sapevano che non possedeva potere divino; l'adoravano poichè dava loro sicurezza, crescita e sviluppo economico. La pecora si riproduce , produce latte e lana, è quindi è un ottimo investimento.
Erano idolatri perchè per loro la loro vita materiale era tutto. Solo la prosperità economica era importante e per quella vivevano. Tutto il resto era secondario.
Gli Ebrei vivendo in Egitto avevano finito per assumere lo stesso atteggiamento.
Anche loro erano schiavi della necessità di accumulare sempre di più; di avere beni materiali per raggiungere un benessere materiale.
Questa sì che era la vera schiavitù. Era diventato per loro l'unica "raison d'etre" del mondo. D-o volle liberare il popolo da questa schiavitù.
Ma poichè non si trattava solo di una questione fisica, ma anche e soprattutto spirituale, non era sufficiente spostare le persone da un posto all 'altro per cambiare il loro modo di pensare. Perciò anche se D-o avesse fatto uscire tutti gli Ebrei dall 'Egitto, il loro attaccamento agli ideali degli Egiziani sarebbe rimasto intatto e quindi sarebbero rimasti schiavi anche andando in Israele.
Per questo D-o ha comandato per prima cosa di prendere un agnello e ucciderlo in modo rituale (shehità) e mangiarlo.
Così facendo sono stati costretti a fare un'azione contro la loro stessa ideologia; uccidendo l'animale sarebbero andati perduti tutti i vantaggi economici.
E' stato poi comandato loro di arrostire l'agnello pasquale. Perchè arrostire e non bollire? Perchè bollendo, si può cucinare senza che nessuno se ne accorga. Invece arrostendo, l'aroma si diffonde tutt'intorno.


I SIGNIFICATI DEL PESACH


E' per ricordare tutto questo che la festa viene chiamata con tutti i suoi nomi:
1. Pesach - "ha saltato": si salta con forza; cioè D-o ha dovuto fare uno sforzo per salvare gli Ebrei (l'angelo non è solo passato ma ha saltato) perchè veramente non erano degni di essere salvati, dato che pensavano solo a se stessi ed ai propri interessi.
2. Pesach - Chag Hamatzot": Festa delle Azzime. Se gli Egiziani non li avessero costretti a lasciare il paese, non sarebbero mai usciti. Avrebbero sempre trovato qualche scusa per ritardare. Il nome 'Chag Hamatzot' dimostra che sono stati costretti a partire come dice il testo (Esodo 12,39) "Hanno fatto le azzime perchè sono stati cacciati dall'Egitto".
3. Pesach - "Chag Haaviv" (festa della primavera). Uscendo dall'Egitto in prinavera avrebbero perso il raccolto, subendo quindi una perdita materiale per ottenere la libertà..
4. Pesach - è ZmanCheruteinu (il tempo della liberazione). Gli Ebrei hanno fatto il primo passo nella giusta direzione, ma solo il primo passo. La vera liberazione, si ottiene solo più tardi nella Solennità di Shavuot, quando gli Ebrei ricevono ed accettano la Torà sul Monte Sinai.
"In ogni generazione, ogni persona deve considerare se stesso come se fosse personalmente uscito dall'Egitto" .
Dobbiamo tutti noi eliminare la nostra schiavitù alla vita materiale ogni giorno per arrivare alla vera felicità ed alla vera emancipazione fino alla nostra ultima e definitiva liberazione spirituale.

 

ALCUNE REGOLE DI PESAH

 

La Lettura della Haggadà
Il termine Haggadà, come Magahìd, deriva dal verbo lehagahìd - narrare, rac-contare e indica chiaramente l'importanza di dilungarsi nel racconto dei miracoli e delle meraviglie dell'esodo dall'Egitto arricchendo la narrazione con commenti, spiegazioni e midrashìm. All'importanza del precetto di "raccontare" allude anche il nome stesso della ricorrenza: péssach è infatti un termine composto dalle parole pé - bocca e sach - che parla: il precetto di narrare è quindi uno degli aspetti fonda-mentali di questa festività in generale e del Séder in particolare, in cui padri e figli, mariti e mogli, ospiti e padroni di casa si scambiano domande e risposte. Per que-sto motivo la matzà è designata come lèchem oni, che non significa solamente pane della miseria ma anche pane delle risposte.
La radice ebraica del termine onì dà infatti origine a entrambi i termini. Duran-te il Séder si forniscono quindi le risposte ai misteri dell'avvincente storia e delta miracolosa sopravvivenza del popolo ebraico nei suoi lunghi e travagliati esili. Non per niente i nostri saggi attribuiscono notevole importanza alla narrazione e alle spiegazioni: chi più si dilunga nella narrazione dell'uscita dell'Egitto - affermano - e degno di lode. È Hashèm stesso a lodare il suo popolo, onorando ogni casa ebraica con la sua presenza nella tanto speciale notte del Seder

I Quattro Bicchieri

Durante il Séder si usa bere quattro bicchieri di vino; è una tra dizione legata al versetto della Torà, durante la descrizione della miracolosa uscita dall'Egitto, in cui sono impiegate quattro espressioni di redenzione: vi ho fatti uscire, vi ho salvati, vi ho liberati, vi ho presi (Shemòt 6, 6-7). Questi quattro verbi si riferiscono alle redenzio-ni del popolo ebraico, quella d'Egitto, Babilonia, Grecia e Roma; poiché l'ultimo esilio non è ancora terminato - lo sarà solo quando si rivelerà Mashìach -' il verset-to ne profetizza l'imminente arrivo.
Il primo bicchiere viene bevuto all'inizio del Seder dopo il kiddùsh (kadesh), il secondo dopo la lettura della Hagaadà (Magghid), il terzo dopo la BirkàtHamazòn (Barèch) mentre il quarto dopo l'Hallèl. Ognuno di questi bicchieri di vino, che può anche essere mescolato a succo d'uva, deve contenerne almeno 86 grammi, misura che corrisponde a poco più di una tazzina di caffè. Chi non potesse bere vino può utilizzare per i quattro bicchieri solo succo d'uva aggiungendo, se possi-bile, un terzo di vino per sentirne il sapore.
Il bicchiere deve essere bevuto interamente; è meglio perciò usare bicchieri ab-bastanza piccoli che contengano solo il minimo da bere ed è necessario farlo stan-do appoggiati sul lato sinistro; se ci si dimenticasse di adottare questa posizione, bisogna berlo di nuovo tutto.

Tzitz Eli'ezer permette di ingerire le capsule dei medicinali nonostante con-tengano gelatina, poiché l'ingrediente non kashèr è completamente "nullo" non potendo essere mangiato neanche dai cani.
Le pillole di vitamine che potrebbero contenere chamétz non possono essere ingerite durante Péssach, poiché non sono veri e propri medicinali e non si può quindi autorizzarne l'uso.
Da una lista pervenuta dalla Comunità di Basilea risulta che tra i farmaci più comuni che non contengono chamètz vi sono: Neocibalgina, Saridon, Aspirina Baarim, Augmentin, Theraflu, Alcacyl, Alka-Seltzer; Bioflorin, Ventolin, Resyl plus. Fra i dolcificanti fabbricati in Svizzera: pastiglie Hermesetas originali, Assu-grin liquido.
Delle seguenti marche sono permesse tutte le pastiglie e gli sciroppi tranne le vitamine e i preparati che contengono vitamine: Bayer, Biomed, Glaxo, Hoechst-Pharma ZH, Hoffman-La Roche, Janssen, Sandoz, Schering.

Cosmetici
Per quanto riguarda i cosmetici (creme, trucchi, ecc.>, i rabbini hanno opinioni divergenti. Secondo alcuni, essendo sostanze che non possono essere ingerite dai cani si possono usare se anche dovessero contenere ingredienti chamètz. Secondo altri, trattandosi di un'abitudine che si segue per piacere, i cosmetici rientrano nella categoria di sostanze proibite di Péssach in ogni caso.
Per quanto riguarda i rossetti, che possono entrare in bocca, sono tutti d'accor-do nel vietarli. Oggi si possono trovare nei negozi kashèr i rossetti "kashèr le péssach".

Preparazione del Séder
È opportuno iniziare, e se possibile concludere, i preparativi per il Séder prima ancora dell'inizio della festa in modo da poter cominciare il rituale immediatamen-te dopo il rientro dalla sinagoga, comunque dopo l'uscita delle stelle.
Anticamente, durante il Séder ognuno aveva un tavolo proprio anche se si man-giava tutti insieme. Oggi, benché questa tradizione sia ormai caduta in disuso, alcuni hanno mantenuto la tradizione di avere una ke'ara per ognuno dei convitati, o almeno per gli uomini. E necessario predisporre il tavolo in modo che tutti i commensali abbiano spazio sufficiente per appoggiarsi comodamente. Infatti, poi-ché viene festeggiata la liberazione del popolo, appoggiandosi piacevolmente si dimostra di sentirsi come dei re, che all'epoca erano soliti mangiare sdraiati. È possibile aggiungere delle sedie dove allungarsi durante il rituale.
Sotto la ke'arà vengono poste tre matzòt chiamate rispettivamente Cohèn, Levi e Israèl. La posizione dei cibi sul piatto dipende dalle usanze di ogni comunità. La più diffusa è comunque quella istituita dall'Ari Zal (ràbbi Yitzchàk Luria). Secon-do la Cabalà lo zeròa (generalmente una coscia d'agnello), che ricorda il korban pessach e che simboleggia il braccio disteso con cui Hashèm liberò il popolo ebrai-co dall'Egitto, viene posto a destra. Sul lato opposto, in alto a sinistra, si mette l'uovo che ricorda il sacrificio di Chaghigà, che veniva consumato insieme a quello durante la festa stessa e per questo bisogna iniziare a cucinare di pomeriggio e non poco prima del calare della sera: il cibo sarebbe pronto troppo tardi per essere consumato durante la festa.
Si usa mettere a tavola la matzà dell'eruv accanto a quella che consumiamo durante i pasti festivi e durante Shabbàt, senza però consumarla prima dell'ultimo pasto di questo giorno: una volta che è già servita per una mitzvà, servirà anche per un'altra.

LA PAGINA E' TRATTA DALLA HAGADA' DI PESAH TRADOTTA E COMMENTATA EDIZIONI DLI


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