Vayetze

VAYETZE
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Parasha Va-yetze

LA FATICA DELLE TUE MANI

La Parasha di questa settimana ci racconta1 di Giacobbe, che lasciò la pace e la sicurezza di Beersheva, dove aveva vissuto dedicandosi allo studio delle Torah e alla preghiera, per recarsi ad Haràn, dall'infido Labano, suo zio. Lungo il suo cammino, Giacobbe si fermò a riposare e per proteggersi dalle bestie feroci, dispose alcune pietre attorno al suo capo.

 

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Alla nostra mente si presenta un dubbio: Se Giacobbe aveva paura di essere assalito dalle be-stie feroci, perché non circondò l'intero suo corpo col riparo di pietre? Se, invece, confidava nella protezione del Signore, perché allora fece riparo attorno alla sua testa?
Il significato dell'atto di Giacobbe di proteggere la sua testa può risultare dall'interpretazione chassidica del versetto dei Tehillim (Salmi)2: Se tu vivrai della fatica delle tue mani, felicità a te e bene a te! In questo versetto l'accento viene posto sulla fatica delle tue mani .
Il lavoro per provvedere al proprio sostentamento, di qualsiasi genere sia questo lavo-ro, può essere fatto in due modi:
Il lavoro che l'uomo fa coscienziosamente con le sue mani (o anche con ogni altra parte del corpo che intervenga necessariamente nel lavoro stesso), ma non assorbe tutte le sue facoltà. La sua mente rimane libera, ed anche durante le ore di lavoro, spesso i suoi pen-sieri si concentrano su quelle cose che sono più vicine al suo spirito.


Alla seconda categoria appartiene il lavoro di testa , quando la mente è del tutto as-sorbita dalle faccende pratiche. L'uomo allora non ha tempo né per la famiglia, né per gli amici, e nemmeno per se stesso. Tutto il suo essere è completamente preso dalle faccende pratiche.
Giacobbe era conscio che doveva lasciare dietro a sé l'ambiente della Yeshiva di Beersheva, una vita di spiritualità e di devozione dedicata allo studio della Torah e alla pre-ghiera, e che lo aspettava un genere di vita diametralmente opposto. Doveva diventare il pa-store del gregge di Labano, e non sarebbe stato libero nemmeno per un momento, né di gior-no, né di notte. Come egli ebbe a dire più tardi3: di giorno mi consumava il gran caldo, il gelo di notte, e il sonno se ne andava dai miei occhi . Perciò Giacobbe cercò di proteggersi il capo, ossia di non farsi assorbire completamente dal lavoro, bensì di tenere libera la sua mente in modo da potersi occupare di cose elevate, come lo studio della Torah e la preghiera che tanto gli stavano a cuore.

 

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4Il rabbino Shmuel di Lubavitch, di santa memoria, raccomandava ai suoi seguaci di rivolgere i loro pensieri alla Torah quando camminavano per la strada. Stupito, un uomo d'affari manifestò al Rebbe il dubbio che una cosa tanto difficile superasse la possibilità uma-ne. Ed il Rebbe rispose: Se siete capaci di pensare agli affari durante lo Shemone Essrè (pre-ghiera che viene formulata nel più devoto silenzio), vi dovrebbe anche essere possibile di de-dicare i vostri pensieri alla Torah ed alla preghiera quando siete per strada!

 

NOTE:


Questo saggio è basato sui Liqqutei Sichot, Vol. I, pp. 60-63.
1 Genesi 28:10-11
2 Salmi 128:2
3 Genesi 31:40
4 Sefer ha-Toledot Rebbe Macharash, p. 69

ERIGERE UN SANTUARIO

 

Giacobbe, uscito da Beersheva, andava in Haran . Con queste parole ha inizio la Parasha di questa settimana: Va-yetze. Giacobbe lasciò la sua casa e si recò in casa di suo zio, in terra straniera per trovare moglie. Quale passo avrebbe dovuto fare prima di tutto il Patriarca elet-to per prepararsi al matrimonio, metter su casa, quella casa che doveva gettare le fonda-menta dell'intero popolo ebraico?
Avrebbe dovuto essere, indubbiamente, quello di studiare la lingua e la cultura del nuovo pae-se ove si recava, adottare i suoi costumi ed immergersi nella sua civiltà.


Ma, secondo la Torah, le cose sono andata diversamente.
Il primo passo di Giacobbe fu di fermarsi a pregare, e nel posto dove si fermò sarebbe poi sorto il futuro Beth ha-Mikdash, il Santuario. Lì Giacobbe si coricò per dormire, con il capo ap-poggiato su delle pietre. Al mattino seguente, dopo aver avuto quella notte una visione nel cor-so della quale il Signore gli aveva fatto una rivelazione, egli riunì le pietre sulle quali aveva dormito, eresse una specie di monumento e disse: E questa pietra che ho posto come monu-mento sarà Casa di D-o. Non oro, non argento, ma semplici pietre vennero elevate da Gia-cobbe allo scopo di erigere un santuario.


Noi, figli di Giacobbe, abbiamo ricevuto il comandamento Divino: Essi mi costruiranno un santuario, ed Io risiederò in mezzo a loro . I nostri Maestri osservano che non è detto dentro (in mezzo) di esso (del Santuario) , ma in mezzo a loro , ciò che significa nel cuore di ogni uomo, donna, di ogni ragazzo e di ogni ragazza. Non solo ci è stato comandato di erigere un grande santuario per tutta la nazione, d'oro, d'argento, rame ed altri materiali da costruzione, ma pure di erigere un santuario al Signore, come Giacobbe, nel nostro cuore e nella nostra casa, un santuario fatto di Torah e di Mitzvot, di rettitudine e di buone azioni.


Infatti, il Santuario di Gerusalemme poteva essere distrutto (come avvenne per ben due volte), ma il santuario nei nostri cuori e nelle nostre case non potrà mai essere distrutto. Non solo, ma ognuno di noi deve cercare di apportare ogni giorno maggiore santità in questo nostro santua-rio intimo: con un attaccamento sempre più grande alla Torah, una sempre maggiore osser-vanza delle Mitzvot e con il diffondere più santità intorno a noi.

 

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INTERVISTA

 

Riportiamo una serie di domande e risposte tratte da una intervista fra un gruppo di studenti delle medie superiori e la Redazione de Pensieri della settimana . Gli studenti avevano espresso la speranza che le risposte della redazione riflettessero la filosofia del Lubavitcher Rebbe Shlita.

Domanda: Pensate che il popolo ebraico sarà sempre una minoranza?
Risposta: Probabilmente gli Ebrei saranno una minoranza anche in futuro, ma questo non mi preoccupa. Se facciamo un paragone fra la vita vegetale e la materia inorganica, troviamo che il materiale inorganico è in assai più grande quantità che la vegetazione. A sua volta, la vita vegetale è assai più abbondante della vita animale, e ci sono assai più animali che uomini. Non ci aspettiamo e non desideriamo che gli umani superino in numero la vita animale, la ve-getazione o la materia inorganica che li circonda; infatti, ciò che più conta è chi sta al di sopra e dirige le cose. (Altra considerazione essenziale è se la persona agisce come un essere uma-no, o se il suo comportamento e carattere assomigliano più a quello di un animale, di una pianta o di una pietra!)


Domanda: Perché non è possibile migliorare se stessi osservando delle buone norme di etica, senza osservare il Sabato, le feste e la Kasherut?
Risposta: Il corpo umano ha molte parti e membra. Potete praticare alcuni esercizi o seguire delle norme prescritte dal medico per migliorare tutti gli organi; oppure, potreste limitare la cura medica ad una parte soltanto. Potete osservare le regole che riguardano solo il mantenimento in buone condizioni delle braccia, ma non delle gambe, oppure soltanto quelle per la salute de-gli organi respiratori e non di quelli digestivi. In questo caso potete ottenere buoni risultati per la parte trattata, ma non per tutte le parti del corpo. Inoltre, a lungo andare, visto che tutte le membra e gli organi sono connessi ed interdipendenti, avverrà che lo stato di uno influirà su tutti gli altri. Se le sue condizioni sono buone, tenderà a migliorare quelle degli altri, e se sono cattive, li farà peggiorare. La stessa cosa succede con le Mitzvot. Se osservate una buona parte delle 613 Mitzvot, fate un buon lavoro, ma ciò non vi esonera dall'obbligo di osservare pure le altre. Ed ancora, la mancata osservanza di qualcuna disturba pure la categoria di quelle che state praticando.


Domanda: Volete dire che qualcuno non santifica il Sabato, non può seguire le leggi morali della Torah?
Risposta: Non posso negare il fatto che molti seguano la morale ma non il Sabato, ed altri os-servano il Sabato ma non la morale. Ogni cosa ha il suo merito proprio, e non può venire so-stituita da un'altra. Tutte le Mitzvot sono collegate fra di loro; Ogni Mitzva porta con sé un'altra , e la mancata osservanza di una di esse tende a nuocere alle altre, ogni trasgressio-ne ne porta con sé un'altra .
Può darsi che abbiate studiato il primo paragrafo di introduzione alle norme d'etica chiamate Massime dei padri (Pirkei Avot). Questo paragrafo ci dice che Mosè ricevette la Torah sul Monte Sinai, la passò a Giosuè, e così venne poi sempre tramandata fino ai nostri giorni. Eb-bene, il Talmud ha sempre una costruzione logica; secondo tutte le regole, questo paragrafo avrebbe dovuto servire d'introduzio-ne all'intero Talmud. Avrebbe dovuto essere posto al prin-cipio dell'intera Legge Orale (che è incorporata nel Talmud) per dirci che tutte le norme della Legge Orale sono state date sul Monte Sinai. Invece, si trova molto più in là, nel Talmud, come preambolo alle leggi di etica, per mettere in rilievo che i nostri codici morali ed etici sono stati dettati da D-o sul Monte Sinai!


Domanda: Che differenza c'è fra il movimento Lubavitch e gli altri gruppi chassidici?
Risposta: Il chassidismo di Lubavitch è chiamato sovente chassidismo Chabad dalla parole ebraiche Chochmah, Binah e Da'at che indicano differenti aspetti dell'intelletto. Servire D-o solo con il sentimento, o solo con la fede, o anche solo con l'intelletto, non è sufficiente perché Lo si servirebbe in forma incompleta. Ci deve essere piuttosto una fusione di tutti gli elementi in modo che l'Ebreo ne sia completamente pervaso in ogni giorno della sua vita. Tuttavia, è l'intelletto il più importante di questi elementi, ed è ciò che l'Alter Rebbe (il fondatore del chas-sidismo Chabad) metteva in risalto quando diceva che un chassid deve usare il suo intelletto e non accontentarsi di una vita basata solo sui sentimenti e sulla fede.


Domanda: Può il chassidismo far sì che l'Ebreo non religioso ritorni all'osservanza religiosa?
Risposta: Certamente! Oggi si domanda che la religione venga compresa, perciò gli Ebrei possono essere raggiunti attraverso la comprensione. Ma per far ciò, bisogna che prima noi stessi comprendiamo l'ebraismo; solo per mezzo del nostro intelletto possiamo raggiungere l'intelletto altrui.


Domanda: Perché hanno tanto successo le attività del movimento chabad?
Risposta: Oggi quasi tutti vogliono capire le cose prima di farle. Non dico se ciò è bene o ma-le, ma questa è la situazione. Abbiamo bisogno di prove e di comprensione. Questo è quanto fa il chassidismo chabad che spiega gli aspetti dell'ebraismo in modo che possano essere af-ferrati dal-l'intelletto.
Inoltre, essendo io stesso un chassid chabad, sono profondamente convinto, sono assoluta-mente e razionalmente certo delle verità trasmessami, ed in ciò risiede la ragione del succes-so.


Domanda: Che visione ha il chassidismo di ciò che avviene dopo la morte?
Risposta: La morte non significa cessazione della vita, perciò l'espressione termine della vi-ta non è appropriata. Piuttosto, la vita assume una nuova dimensione ed è elevata ad un pia-no superiore. Ciò è logico ed in armonia con i principi della scienza che voi considerate asso-luta verità. Nella scienza, il principio della conservazione della materia afferma che tutto ciò che è fisico non può venire annientato. Questa tavola od un pezzo di ferro possono venire ta-gliati od anche bruciati, ma in nessun caso la materia di cui è composta la tavola od il ferro può essere distrutta. Semplicemente, prende una forma nuova.
Così anche nella vita spirituale, i nostri pensieri, i nostri sentimenti, ecc. non possono venir mai distrutti, ma cambiano di forma o si elevano ad un piano superiore.


Domanda (dello stesso interlocutore): Dopo il termine della vita, l'anima è personale o im-personale?
Risposta: In relazione a quanto è stato detto prima, la tavola bruciando non viene distrutta, ma assume una nuova forma. Ancora una volta, l'espressione dopo il termine della vita è inap-propriata. Piuttosto, si parla di continuazione della vita. Fino a 120 anni la vita viene trascorsa ad un certo livello, e a 121, 122, 123 viene vissuta su un altro livello, elevandoci sempre più nel regno dello spirito. Non c'è niente di metafisico o di mistico in tutto ciò, se accettate la ve-rità scientificamente.

 

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LETTERA AD UNO STUDENTE DI YESHIVA

 

Saluti e benedizioni:
Ricevo la Sua lettera del 4 di Tevet, nella quale mi parla del problema della pigrizia, ecc., e mi chiede come risolverlo.
Un modo efficace per superare questa difficoltà è quello di riflettere sul fatto che D-o è pre-sente in ogni dove e sempre, come spiega l'Alter Rebbe all'inizio del Capitolo 41 del Tanya: Ed ecco, D-o era sopra di lui , e Tutto il mondo è pieno della Sua gloria , ed Egli volge lo sguardo all'uomo e scruta i reni ed il cuore (per vedere) se egli Lo serve come è suo dovere. Perciò al Suo cospetto, l'uomo deve servire con venerazione e timore, come uno che si trovi dinnanzi al Re .
E' importante ricordare che, in quanto D-o ci dà il grande dono del tempo e delle capacità in-tellettuali ecc., noi non dobbiamo sciupare questi grandi doni Divini. Supponiamo per esempio che un grande re, pieno di maestà, Le abbia dato un dono personalmente, con benignità. Egli sta davanti a Lei, aspettando di vedere cosa ne farà. Che effetto farebbe se Lei lo lasciasse cadere senza curarsene, e se ne andasse a fare una passeggiata o ad intrattenersi con qualche altro passatempo?
Certamente non è necessario che mi dilunghi oltre per chiarire maggiormente questo concetto. Aggiungerò soltanto che lo Yetzer Harà (Inclinazione verso il male) non è mai pigro, ed è molto attivo ed abile nei suoi sforzi per distogliere l'Ebreo dal servizio di D-o. Perciò Lei deve avere un'arma pronta per combatterlo. Le consiglio quindi di studiare bene, a memoria, l'inizio del Capitolo 41, che ho menzionato sopra, finché quelle sacre parole saranno impresse nella Sua mente e nella Sua memoria, così da poter sempre ricordarle e pensarci su quando sorga la ne-cessità di vincere una tentazione, ecc.
Voglia il Signore che abbia a darmi sempre buone notizie.
Con le mie benedizioni .

 



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