Bealetoha

PARASHAT BEALOTCHA

IL LAMPIONAIO

 

Nella prima parte della Perashà di questa settimana è detto come Aronne, il "Kohèn Gadòl" (il Gran Sacerdote), accendesse giornalmente nel Mishkàn (il Santuario nel deserto, il candelabro d'oro dalle sette braccia.

 

La filosofia Hassidica paragona l'anima dell'uomo ad una fiamma, secondo il detto di Re Salomone: "L'anima dell'uomo è la luce di D-o". Come una tremula fiamma si protende sempre verso l'alto (se rovesciamo una candela, la sua fiamma continuerà a volgersi in sù), così l'anima dell'uomo cerca sempre di elevarsi. L'atto di Aronne di accendere la Menorà) simbolizza la sua missione di far sgorgare la luce dall'anima degli ebrei. Ogni ebreo ha dentro a sé una "fiamma"; ma sovente essa è nascosta, sepolta nel suo interno. La missione di Aronne era di scoprire e rivelare questa luce.

 

Fu chiesto una volta a Rabbì Shalòm Ber di Lubavitch:

"Cos'è un Hassid?" ed egli rispose: "Un Hassìd è un lampionaio". (Nei tempi passati, esisteva il mestiere del lampionaio. Egli andava accendendo i lampioni delle strade, con una lunga pertica, in cima alla quale c'era una torà). I lampioni erano lì, pronti, ma bisognava accenderli. Ci sono a volte dei lampioni ai quali non si può accedere così facilmente come a quelli che si trovano agli angoli delle strade. Si trovano in posti sperduti, o in mezzo al mare; ma anche queste luci devono venir accese. Non devono venir dimenticate, perché possano rischiarare ad altri il cammino.

 

Come abbiamo giù ricordato, nella Scrittura è detto 1:

"L'anima dell'uomo è luce di D-o". Ed anche: "Poiché un lume è la Mitzvà (il comando) e una luce la Torà (l'ammaestramento).

Hassìd è colui che, lasciati da parte i suoi affari personali, va in giro per "accendere" le anime degli Ebrei con la luce della Torà e delle Mitzvòt. Le anime degli Ebrei sono pronte per essere "accese"; talvolta ne troviamo una all'angolo della strada, talvolta in un deserto, o in mezzo al mare. Ci dev'essere qualcuno che, incurante degli agi e degli interessi personali, si rechi lontano per accendere queste "lampade". E' il compito del vero Hassìd.

 

Il messaggio è chiaro. E' tuttavia importante rilevare che questo compito non tocca unicamente ai Hassidim, ma costituisce il dovere di ogni ebreo; e prima o poi, tutti gli ebrei saranno dei Hassidim, in questo, come in tutti gli altri campi. La Divina Provvidenza manda gli ebrei nei posti più impensati, affinché possano svolgere questa missione.

 

Che D-o possa concedere ad ognuno di noi di essere un buon "lampionaio", e di fare il nostro dovere col cuore pieno di gioia e di felicità.

 

CONTEGGIO ... E CONTENUTO

 

Stiamo ora leggendo le Perashòt del Libro dei Numeri (in ebraico: Ba-Midbàr - Nel deserto). Proprio all'inizio di questo libro, troviamo, come primo dei precetti che esso contiene, il seguente: "Contate le persone di tutta la Comunità dei figli d'Israele" ~. Questo libro è chiamato " Numeri" 2 perchè incomincia col precetto riguardante il censimento degli ebrei.

 

Nel contare, non si prende in alcun modo in considerazione il valore delle persone o delle cose contate. Il censimento della popolazione non ci dà alcuna indicazione in merito alle qualità delle persone censite. Quando si contano gli individui, non ha alcun peso se una persona si trova in condizione umile o elevata. Questo non fa alcuna differenza, perchè la persona in posizione elevata non contetà per più di uno, nè quella in condizione umile per meno di uno.

 

Non apprendiamo nulla, in apparenza, della qualità del popolo ebraico, quando ci viene detto soltanto quale era il numero di coloro che vi appartenevano. Si affaccia quindi alla nostra mente il seguente quesito: Se il contare è un'operazione così superficiale, che in essa non si prende affatto in considerazione il valore o l'importanza di ciò che viene contato, perchè allora la Mitzvà di censire il popolo viene considerata fondamentale al punto, che il libro della Torà che la contiene (il libro Ba-Midbàr) è chiamato tutto "Libro dei Numeri"?

 

Nel complesso delle norme che regolano la Kasherùt ce n e una detta del "Bitùl ", ossia dell"' annullamento". In certe circostanze, un pezzo "tarè/" (non kashèr) può venire "annullato" e perdere la sua qualità di non "kashèr". Per esempio, se un piccolo pezzo di carne "tarè/" si mescola con alcuni pezzi di carne kashèr, in modo da non potersi riconoscere quale è il pezzo "tar4", allora, in determinate circostanze, può essere permesso di mangiare tutta la carne. Si considera allora il pezzo tarè/ "batèl" "annullato" - dalla maggioranza dei pezzi kashèr; vale a dire che esso ha perduto la sua individualita', le sue specifiche caratteristiche individuali. Questa norma si applica, comunque, solo quando l'oggetto da "annullare" e cosa venduta a peso, come la carne. Invece se, per esempio, un uovo tarè/ viene mèscolato con uova kashèr, in quel caso, anche quando ci fossero mille uova kashèr, tutte diverrebbero inadatte al consumo, se non possiamo accertare quale sia quella tarè/. In questo caso, non possiamo dire che l'uovo è diventato " bate'l", perchè le uova vengono vendute a pezzo (a dozzine), ed è un principio generale della Legge della Torà che quando un articolo viene venduto a pezzo (ciò che dimostra il valore individuale di ciascun pezzo 3), non può essere mai "batèt". in altre parole, il fatto che gli appartenenti ad un gruppo vengono contati, dimostra chiaramente che ogni unità di tale gruppo si differenzia dalle altre e deve avere un valore specifico, per cui non è possibile che divenga "batèl"> "nulla", in alcun caso.

 

Viene così messo in chiaro il significato del censimento del popolo ebraico. Sebbene il censimento non possa rivelare nulla d4ìe qualità che distinguono un ebreo dall'altro, tuttavia il fatto che D-o volle che gli ebrei fossero contati e ne fosse determinato il numero, dimostra l'importanza individuale di ciascun ebreo e quella collettiva del popolo ebraico.


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