LE CITTA' DI RIFUGIO
La Perashà di questa settimana d narra come Mosè ricevette l'ordine di fondare delle "Città di Rifugio" per gli israeliti che sarebbero entrati nella Terra Promessa. La Legge Ebraica consentiva a chi avesse commesso un omicidio non premeditato, od anche premeditato, di rifugiarsi in una di queste città per sottrarsi alla vendetta dei parenti dell'ucciso. Nessuno avrebbe potuto fare del male all'omicida, in una di queste città; ed egli sarebbe stato al sicuro fin tanto che il suo caso non fosse stato esaminato dai Tribunali. Affinché il fuggitivo potesse porsi in salvo senza difficoltà, le vie di comunicazione con le "Città di Rifugio" erano ampie e ben pavimentate. Ai crocevia erano posti dei cartelli indicatori, ben visibili, su cui stava scritto: "RIFUGIO! RIFUGIO!" e che indicavano la direzione giusta.
La Torà è eterna. Le sue leggi e tutto quanto viene in essa narrato sono sempre di attualità e tramandano un chiaro messaggio ad ogni generazione. Anche se le leggi riguardanti le Città di Rifugio non possono venire applicate ai giorni nostri, il loro messaggio è per noi sempre vivo ed attuale.
Molti sono gli ebrei che si trovano oggi ad un bivio, dove si aprono dinanzi a loro dei sentieri allettanti che portano in direzioni opposte. Da una parte, il sentiero dell'osservanza della Torà e dei suoi precetti, al termine del quale essi troveranno una vita felice e piena, tanto sul piano spirituale che su quello materiale. Il sentiero opposto, ove la Torà e le Mitzvòt non sono presenti, li condurrà invece all'assimilazione, ed infine alla frustrazione, al malcontento e all'infelicità.
Dobbiamo recarci a questi crocevia, avvicinare gli ebrei che se ne stanno lì perplessi, senza sapere quale direzione prendere, e gridare loro: "Rifugio! Rifugio! Andate a destra, seguite il sentiero che conduce alle Città di Rifugio. Troverete là un porto sicuro, dove sarete protetti da chi vuole "fare vendetta": da ciò che induce in tentazione, dagli impulsi malvagi, che impoveriranno il vostro spirito e vi faranno cadere sempre più in basso. Non prendete, che D-o ci guardi, il sentiero a sinistra, che conduce alla degradazione dello spirito!". Tuttavia, alcuni di noi non vogliono far da guida ai correligionari meno illuminati, poiché temono di non poterlo fare senza "scendere" al loro livello. Inoltre, c'è sempre il pericolo di subire la loro influenza. Non vogliamo diventare dei "cartelli indicatori", poiché ciò significherebbe lasciare la sicurezza delle nostre case e rimanere sempre all'erta ai crocevia. Eppure, ognuno di noi ha l'obbligo di essere un "cartello indicatore", perché solo così potrà raggiungere il fine per cui è stato creato, secondo quanto detto dal Ba'al Shem Tov : "Un'anima potrà essere fatta scendere in questo mondo, per viverci 70 od 80 anni, con l'unico compito di aiutare materialmente, e sopra tutto spiritualmente, anche un correligionario solo".
Come ogni ebreo ha l'obbligo di aiutare il suo compagno nelle cose materiali (ed anche il più misero può trovare modo di far la carità al suo vicino), così è pure dovere di noi tutti di aiutare e guidare nelle cose spirituali i nostri correligionari meno illuminati. Dovremmo essere sempre pronti ai crocevia per guidarli verso i sentieri che conducono alla Sinagoga, ad una casa kashe'r all'impartire ai propri figli un'educazione pienamente conforme alla Torà