Devarim

DOMANDE E RISPOSTE

Riportiamo qui di seguito alcune delle domande poste aI Lubavitcher Rebbe da un gruppo di studenti e dal loro Rabbino, nel corso di un'udienza concessa dal Rebbe.

DOMANDA: Lei ha detto che la religione dovrebbe esse­re parte della nostra vita di ogni giorno. Tuttavia, certi stu­denti sentono di non poter accettare la religione in tutto e per tutto; non li interessa l'adempimento di tutti i precetti. Ha un valore, osservare la religione con dei compromessi?

RISPOSTA: Nessuno è perfetto. "Non esiste Tzaddik sulla terra che non abbia mai peccato". Perfino l'uomo più giusto può presentare qualche manchevolezza dal lato spiri­tuale Comunque, queste imperfezioni non tolgono nulla al bene che si fa. Ogni Mitzvà realizzata dà un nuovo impulso al compimento di altri precetti. Che ognuno faccia oggi ciò che può; domani farà di più, o forse dopo domani. La pazienza del Signore è infinita, ma perchè lasciare per domani ciò che può esser fatto oggi?

DOMANDA: Sono uno studente universitario, e vengo da una piccola comunità, quindi non ho mai ricevuto un'edu­cazione ebraica. Trovo che il Giudaismo riformato è troppo liberale, ed è stato troppo semplificato, ma non posso assi­stere alle funzioni religiose ortodosse. Cosa dovrei fare?

RISPOSTA: I racconti della Bibbia e del Talmùd sono rivolti ad ogni generazione. Il Talmùd ci narra che Rabbì Aqi­và aveva quarant'anni quando cominciò a imparare l'Alef-bet, e tuttavia divenne uno dei più grandi Rabbini di tutti i tempi. Questo c'insegna che anche chi non ha ricevuto un'educa­zione ebraica sin dalla prima infanzia, se ha una ferma volontà può arrivare più lontano di chi ha cominciato prima di lui. La Mishnà dice: "Lo 'alekhà hamelakhà ligmòr", non ci si at­tende da te che tu impari tutto in una volta'. Un po' al giorno, basta seguire la strada giusta. Cominci col leggere una traduzione del humàsh, Qitzùr Shulkàn 'Arùkh (leggi ebraiche), e 'En Ya'aqòv (Leggende Talmudiche). Non deve sentirsi appagato pensando che i Suoi sforzi Le hanno già per­messo di raggiungere un elevato livello spirituale, ma essere conscio che domani dovrà cimentarsi ancora con nuove mete; D-o Le infonderà la forza necessaria. La mia contrarietà tan­to verso il Giudaismo Riformato che quello Conservatore de­riva dal fatto che compromettono i loro ideali, rendono trop­po facile il raggiungimento delle più alte mete del Giudaismo, precludendo così la possibilità di migliorare se stessi. Il Giudai­smo ortodosso richiede il nostro costante progresso spirituale:
magari un po' ogni giorno della nostra vita.

DOMANDA: Cosa dovrebbe insegnare prima di tutto il maestro agli studenti: l'osservanza delle Mitzvòt, oppure par­lar loro anche della Hitlahavùt (ardore mistico).

RISPOSTA: Dovete scegliere il metodo che più si adatta alla persona che vi ascolta. Se è portata verso la Hitlahavùt, bisognerà seguire quella via. Ma è necessario tener presente ciò che è essenziale, vale a dire l'effettivo compimento delle Mitz­vot e sarà bene quindi cominciare da queste, poichè se nel mezzo del vostro discorso gli ascoltatori fossero presi da stan­chezza, essi avranno assorbito almeno l'essenziale.

DOMANDA: La qualità è forse più importante della quan­tità?

RISPOSTA: Einstein disse che la quantità si trasforma in qualità, la massa in energia. Il Midràsh Rabbà cita un punto interessante: Se uno solo dei 600.000 ebrei non fosse stato presente al Monte Sinai, D-o non avrebbe dato la Torà. E non proprio un ebreo come Moshà Rabbcnu, ma se fosse mancato anche solo un ebreo che avesse un idolo nella sua tenda, la Torà
non sarebbe stata promulgata. Nove Mosè non possono fare un Minyàn per dire una Qedushà, sebbene in questo caso la qualità presente sarebbe veramente eccezionale ma se avete dieci in quantità, potete dire la Qedushà. Infatti, il Midràsh Rabbà affermò che per la Rivelazione dovevano esser pre­senti 600.000 ebrei. Ciò indica che la quantità e la qualità sono trasformabili.
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