Vayera

PARASHAT VA-ERA GELIDA INDIFFERENZA CONTRO CALDO ENTUSIASMO

 

In ogni epoca, in qualsiasi situazione, la Torah, tanto nella sua parte narrativa che in quella concernente i precetti, ci da' degli insegnamenti vitali atti ad illuminarci nella nostra vita quotidiana. Infatti, la stessa parola Torah deriva dalla parola ebraica che significa "insegnamento". Perfino i capitoli che descrivono situazioni ed avvenimenti che non potrebbero ripetersi ai giorni nostri, impartiscono tuttavia ad ognuno di noi insegnamenti ricchi di significato. La Torah, infatti, e' eterna. Cio' riguarda tutti i racconti della Torah, ma in special modo quelli che si riferiscono alla Yetziat Mitzrayim, l'Esodo dall'Egitto, poiche', nella vita religiosa di ogni ebreo, tutti i giorni puo' - e dovrebbe - verificarsi un "Esodo dall'Egitto" spirituale (1): cioe' la liberazione dell'anima Divina dalla schiavitu' dello Yetzer hara (gli impulsi malvagi). Ed e' per questo che ci e' stato comandato di ricordare l'Esodo tutti i giorni della nostra vita. In effetti, ogni particolare, contenuto nei passi della Torah che ci parlano dell'Esodo fisico, racchiude degli insegnamenti che riguardano la nostra Yetziat Mitzrayim spirituale. Uno di questi particolari significativi e' la prima piaga con cui l'Onnipotente spezzo' l'orgoglio del Faraone e del suo popolo: la piaga del sangue, per cui le acque del Nilo si trasformarono in sangue. * * * Il significato della piaga del sangue potra' essere meglio compreso se si terranno presenti le seguenti spiegazioni preliminari: "L'Onnipotente e' la vera fonte della vita (2). Percio', tutto cio' che si ricollega alla Divinita' ed alla santita' e' ricco di vigore e di vita - ossia di CALORE. Il GELO, al contrario, caratterizza la morte, ed e' quindi proprio l'antitesi della vita; e' diametralmente opposto alla santita'. L'idolatria degli Egiziani (l'aspetto negativo fondamentale della loro cultura) era come un gelo, un freddo torpore che li rendeva indifferenti nei confronti della Divinita'. E le fredde acque del Nilo, che gli egiziani veneravano come una cosa divina, erano il simbolo di questo. Percio', il primo passo per infrangere lo spirito degli egiziani e liberare gli ebrei dal loro giogo, fu di colpire le "acque del fiume" (3) - il gelo mortale - e di convertirle in sangue, il quale simbolizza calore, la vita, tutto cio' che e' ricco di forze e vitale. * * * L'insegnamento che possiamo trarre da tutto questo per la nostra propria Yetziat Mitzrayim spirituale e' che dobbiamo innanzitutto lottare contro... il gelo, contro il pericolo di cadere nell'apatia, nell'indifferenza verso il nostro Giudaismo. E' falso che si possa da una parte restare indifferenti alla Torah di D-o ed evitare tuttavia di commettere cattive azioni. La gelida indifferenza verso l'ebraismo ci portera' fatalmente alla corruzione morale in cui erano caduti gli egiziani. E' invece necessario che calore, spontaneita' ed un vero entusiasmo animino la nostra vita religiosa. NOTE Questo saggio e' basato sui Liquttei Sichot, Vol. I, pag. 119 (1) Tanya, cap. 47 (2) Vedi Avot de-R. Natan, 34:10 (3) Zohar II: 28 b. NON LASCIATEVI SFUGGIRE L'OCCASIONE La Parasha di questa settimana ci narra del castigo delle prime sette piaghe che colpirono gli egiziani ed affrettarono la tanto attesa liberazione del popolo ebraico. * * * Cio' che ci colpisce maggiormente a proposito dell'Esodo, e' la fretta precipitosa con cui avvenne. Quando suono' l'ora della liberazione, gli ebrei lasciarono subito l'Egitto, senza lasciare nemmeno passare "un batter di ciglio". Viene aggiunto inoltre che se gli ebrei avessero indugiato, lasciando passare il momento buono, avrebbero perduto per sempre l'occasione di raggiungere la liberta'. Cio' sembra incomprensibile, poiche' ormai gli egiziani erano stati colpiti da tutte e dieci le piaghe ed erano addirittura decisi ad espellere gli ebrei dal loro paese. Perche', allora, era cosi' importante la fretta in quel momento? Il fatto si spiega cosi': si doveva approfittare subito dell'occasione, non tanto per il pericolo che gli egiziani potessero cambiare idea, ma perche' alcuni ebrei avrebbero potuto esitare, sopraffatti dal timore di lasciare un modo di vivere al quale erano abituati e di affrontare nel deserto una nuova vita spirituale e nuove condizioni materiali di esistenza. E' fatto obbligo a ogni ebreo di ricordare l'Esodo in ciascun giorno della propria esistenza. Per ogni ebreo si pone il problema del suo "Esodo dall'Egitto": della sua redenzione dall'asservimento ai bisogni ed agli istinti della vita materiale. L'episodio a cui abbiamo accennato dianzi c'insegna che quando si presenta l'occasione di realizzare questo "Esodo" (cioe' la nostra elevazione spirituale), non dobbiamo indugiare. Dovremmo saper cogliere l'occasione e fare in modo che i valori spirituali e l'osservanza della Torah e delle Mitzvot improntino di se' tutta la nostra vita giornaliera, e non solo i "Giorni Solenni" dell'anno: Rosh ha-shana e Yom Kippur. Anche a livello comunitario, batte alla nostra porta un'occasione straordinaria: vediamo risorgere nei nostri giovani l'interesse religioso che, dapprima, si era affievolito. Le nostre nuove generazioni vogliono indagare a fondo e ci lanciano una coraggiosa sfida, nell'ansia di conoscere tutta la verita' sul Giudaismo. Essi non vogliono una verita' "edulcorata" o adulterata, e nemmeno una religione "su misura". L'esperienza ha dimostrato che quando la gioventu' ebraica viene a contatto col Giudaismo autentico della Torah e delle Mitzvot, ne e' attratta; allora molti giovani cominciano a dare un nuovo fondamento alla loro vita, con quella fermezza e quell'entusiasmo di cui la gioventu' e' cosi' riccamente dotata. * * * Speriamo che ogni ebreo ed ogni ebrea cogliera' l'occasione eccezionale di questo momento, per "liberare" se stessi ed aiutare gli altri a farlo; sara' questa una liberazione da ogni genere di asservimento, interiore od esteriore; e soprattutto sara' una liberazione dalla peggiore delle schiavitu': quella di pensare che "dobbiamo essere come gli altri". NOTE Questo saggio e' basato su una lettera pastorale del Rabbi Menachem Schneerson, il Lubavitcher Rebbe, per la Pasqua del 5723 (1963). NIENTE COMPROMESSI!!! Un messaggio agli insegnanti ed agli educatori. Tutti gli insegnanti e gli educatori dei nostri giovani dovrebbero ricordare sempre le seguenti cose: La gioventu' non crede nei compromessi e non accetta mezze verita' (sempre che possano esistere "mezze verita'"). Percio', l'educazione che potra' avere migliori risultati sara' quella che presentera' le cose sotto il loro vero aspetto, senza travisarle. Quando ricorriamo a compromessi e ci accontentiamo di fare le cose a meta' - se non facciamo addirittura la terza o la quarta parte di cio' che dovremmo - il giovane sentira' un'istintiva repulsione verso tale comportamento. E cio' avviene specialmente nell'insegnamento della Torah e nell'osservanza delle Mitzvot. Il compromesso distrugge la fiducia. Quando un insegnante mette in dubbio i valori fondamentali di qualsiasi dottrina, nel cuore del giovane studente, o studentessa, nasce un senso di completa sfiducia tanto verso l'educatore che verso la dottrina da lui esposta. Non e' affatto vero - come molti temono - che un'educazione integra, non diluita spaventi i giovani opprimendoli sotto la mole di quanto deve essere studiato ed osservato. Succede, invece, tutto il contrario: e' il compromesso che allontana i nostri giovani. Compromesso equivale infatti ad una resa, concessione ed allontanamento dal giusto cammino. I maestri devono rendersi conto che quando, nell'educazione dei giovani, la verita' viene anche minimamente alterata, e' come se venisse piantato nella terra un seme, o come se un giovane alberello venisse scalfito. La piu' lieve scalfitura puo' causare un danno gravissimo all'albero e farlo crescere con una deformita' cosi' impressionante, che non avrebbe mai potuto immaginarsi chi avesse visto il tenue graffio all'origine del male. E questo e' il potere del male, D-o ci guardi. In quanto al potere del bene, l'insegnante dovrebbe tenere presente che tutti gli ebrei hanno in se', innata, una fede profonda, che essi sono "credenti figli di credenti". Come l'Alter Rebbe (fondatore del chassidismo chabad) diceva: "L'Ebreo non vuole ne' puo' staccarsi dalla Divinita'". L'educazione senza compromessi richiede il ripudio assoluto del concetto che "i tempi sono cambiati, dobbiamo adattare la Torah e le Mitzvot alla nostra epoca". Educatore! Se vuoi dare questo genere di educazione ebraica ai nostri figli, ricorda che cio' non si ottiene aumentando le ore di studio o il numero di precetti e di tradizioni trattati dai libri d'insegnamento religioso. Ci vuole soprattutto che l'insegnante cerchi, con tutte le sue forze, di inculcare nel cuore e nella mente dell'alunno l'intera verita': - che c'e' una sola Torah, che e' perfetta, che nulla vi manca e nulla vi e' di superfluo; - che e' stata la stessa da quando ci fu data fino ad oggi e cosi' sara' per l'eternita'; - che questa stessa Torah e' la Torah della Verita' e la Torah della Vita, una guida perpetua per tutti i nostri giorni sulla terra. NOTE Questo saggio e' basato su una lettura del Lubavitcher Rebbe diretta ad un Congresso Nazionale di Insegnanti ortodossi tenuto in Israele.


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