Behsalah

UN SEME SCALFITO

 

Questo Sabato cade fra due giorni fausti del mese di Shevàt. Il 10 di Shevàt è il genetliaco del precedente Lubavitcher Rebbe, Rabbì Joseph Isaac Schneersohn di santa memoria, ed il 15 è il Capodanno degli Alberi. La Torà paragona l'uomo ad un albero e lo Tzaddìq (l'uo­mo giusto e pio) ad una fiorente palma di datteri In un passo significativo del Talmùd, i nostri Maestri affermano che lo Tzaddìq vive in eterno "Poichè finche vive il suo seme, pure egli vive". E' da notare l'uso della parola seme invece di di­scendenza figli, o discepoli. Con questa espressione i nostri Maestri fanno sorgere in noi immagini e pensieri che si associa­no alla parola "seme". Siamo indotti tra l'altro a pensare al processo miracoloso per cui da un seme piccolissimo si svilup­pa, moltiplicato, quello da cui il seme è derivato: la spiga di grano, o se si tratta del seme di un frutto, un albero fruttifero Educare un bambino è come piantare un seme. Ma non e' cosa così semplice come coltivare una pianta. Equivale piutto­sto a far crescere potenziali alberi fruttiferi che potranno dare generazioni e generazioni di frutti della stessa specie. Ci troveremo quindi di fronte ad un compito lungo e difficile, se vorremo dare ai nostri figli un'educazione che sia strettamente conforme agli autentici precetti della Torà. Un'altra riflessione, che il Talmud ci volle suggerire usando la parole "seme", è che un seme o una giovane pianta hanno bisogno durante la crescita di grandi cure e che anzi, se si inten­sificano le cure nel primo periodo della crescita, il raccolto risul­ta moltiplicato. Se si farà un'incisione in un albero già cresciuto, non ci saranno altre conseguenze all'infuori del danno prodotto nella parte intaccata. Ma se un seme viene scalfito prima di piantarlo, questo basterà perchè l'intero albero cresca deforme. Così, se un uomo maturo, sotto il peso di circostanze avverse, dovesse - D-o ci guardi - venire a compromessi nell'osservanza di una Mitzvà, è molto probabile che l'educazione ricevuta e le abitudini contratte nei suoi primi anni, abbiano poi il so­pravvento e che egli ritorni alla piena osservanza della Torà. Se invece abbiamo impartito fin da principio ai nostri giovani un'educazione basata sui compromessi, verrà loro a mancare quello spontaneo calore e quel fervido entusiasmo che sono necessari per condurre una vita di piena osservanza della Torà. Da questa "scalfittura" dell'anima dei giovani, può derivare, D-o ci guardi, una generazione spiritualmente deformata!

 


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