Storielle Hassidiche

Troppa Attenzione

 

Quando ancora non era un famoso maestro, ràbbi Zùssya di Anipoli ebbe un segreto benefattore che gli dava ogni settimana una moneta d'oro. L'uomo divenne immensamente ricco; gli amici lo assillavano costantemente chiedendogli che rivelasse loro il segreto del suo successo. Finalmente egli raccontò che sosteneva il santo ràbbi Zùssya. Gli amici replicarono:

"Se questa è la chiave della tua abbondanza faresti ancora meglio a rendere benefici al famoso Maghìd di Mezritch. Sicuramente diventeresti ancora più ricco!".

L'uomo ascoltò il consiglio, smise di dare monete d'oro a ràbbi Zùssya e si prodigò invece a favore di ràbbi Dov Ben Non passò molto tempo, però; che la sua fortuna cominciò a calare lasciandolo pressoché senza denaro.

Poiché il benefattore capì di aver commesso qualche sbaglio volle parlarne con ràbbi Zùssya. Il santo tzadik gli disse:

"Ascolta mio caro amico, fintanto che mi desti un sotegno senza chiederti se io fossi il migliore, nei cieli si comportarono allo stesso modo e non furono altrettanto pignoli nel domandarsi se tu veramente fossi il più meritevole per ricevere tanta ricchezza, te la concessero e basta. Ora, però, che tu stesso hai scelto attentamente verso chi dirigere la tua prodigalità e ti sei volto a un grande e famoso tzadik , anche nei cieli hanno cominciato a essere più meticolosi nel decidere chi benedire con l'abbondanza".

 

Cancellare con le lacrime

due fratelli, rav Zùssya e rav Elimèlech, erano gran di tzadikìm ed erano fra i più stimati discepoli di ràbbi Dov Ber, il Maghìd di Mezritch.


tempo, a causa anche delle difficoltà di comunicazione, persero i contatti con lui. Così, in ogni villaggio o città che visi­tavano per diffondere l'insegnamento del loro maestro, il Maghìd, chiedevano se qualcuno aveva notizie di loro fratel­lo. Erano curiosi di sapere che vita stesse conducendo, se fosse religioso come loro o se invece avesse, D-o non voglia, ab­bandonato gli insegnamenti della Torà. E, anche nel caso fosse stato religioso, praticava le mitzvòt solo alla lettera o anche nello spirito?

Al termine di una faticosa ricerca, riuscirono finalmente a trovare la località dove abitava. Alla grande gioia iniziale, però, seguì un attimo di esitazione: dopo una dozzina d'anni di separazione, non avevano idea di come sarebbe stato ritro­varsi insieme. I due, trepidanti, si diressero verso il piccolo villaggio dove il loro fratello era albergatore, entrarono nella locanda e lo osservarono al lavoro. Tutto il giorno si occupava dei suoi ospiti per soddisfarli in ogni loro esigenza: preparava le stan­ze, cucinava il cibo, correva da una persona all'altra o da una mansione all'altra, con volto sempre cordiale e trattando tut­ti, ricchi e meno ricchi, con uguale gentilezza. La barba lun­ga, gli tzizit e il cappotto nero tranquillizzarono i due rabbi­ni sull'integrità della sua devozione alla Torà, sebbene vives­se in quel piccolo villaggio. Questi due chassim avevano, inoltre, doni particolari ed erano consci che, meritevoli o no, D-o aveva dato loro qualità straordinarie. Così si chiedevano se vi fosse qualcosa di speciale anche nel modo in cui il loro fratello serviva D-o. Calò la sera; la maggior parte degli ospiti si era ormai ritirata e il ritmo frenetico delle attività quotidiane stava rallentando. Rav Zùssya e rav Elimèlech osservarono il fratello mentre dava disposizioni alla moglie; poi lo videro entrare nel suo studio, recitare la sua preghiera serale e immergersi nei libri sacri fino a tarda ora. I due rabbini furono rassicurati da questa visione, ma non sorpresi; non era strano per un ebreo lavorare tutto il giorno e poi dedicarsi allo studio della Torà e alle preghiere. Tutta- via, Fattività successiva del fratello fu veramente singolare:


Id ue fratelli pensarono ai loro genitori e capirono quan­te buone azioni dovevano aver fatto per meritare un figlio come lui.


La Tzedakà e gli Affari

 

La moglie di ràbbi Zùssya angosciava il marito perché desiderava avere un vestito nuovo. «Mi vergogno di andare in pubblico indossando stracci» disse. La parola "stracci non era casuale in bocca sua perché non intendeva con questo termine un abito passato di moda bensì un vestito rattoppato più volte e scolorito dall'usura. Reb Zùssya decise di farsi prestare dei soldi per poter comprare il tessuto necessario per il vestito di sua moglie. Per un po' ci fu pace e tranquillità in casa sua. Un giorno, però, reb Zùssya notò che sua moglie era avvilita e le chiese la causa della sua tristezza. «Sono andata dal sarto a ritirare il mio vestito rispose la moglie e quando lo provai, egli singhiozzò e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Gli chiesi perché fosse così depresso e mi rispose che sua figlia si doveva sposare due settimane dopo. Egli è molto povero e i suoi guadagni sono appena suflicienti per sfamare la famiglia. Non può permettersi un abito da sposa per sua figlia e per ciò lei è affranta dal dolore. Un giorno, la ragazza è entrata nel negozio e ha visto suo padre dare gli ultimi ritocchi al mio vestito; l'ha provato e le stava a pennello, quindi è giunta alla conclusione che quello fosse il regalo di suo padre, il suo abito da sposa. Lentusiasmo durò poco, solo fino a quando il babbo le disse che era stato confezionato per una cliente e non per lei. La ragazza era così depressa che pensava addirittura di rompere il fidanzamento. Non potevo vedere il dolore del sarto - continuò la moglie di reb Zùssya - e decisi di regalare il vestito a sua figlia; per quel che riguarda la gente... tutti sono abituati or-mai a vedermi abbigliata con stracci». Reb Zùssya scoppiava dalla felicità nell'apprendere il generoso gesto della moglie: «Grazie a D-o, sei stata capace di soffocare i tuoi desideri personali, mia cara moglie; hai compiuto una delle più grandi mitzvòt possibili. Ma dimmi... hai pagato il sarto?».  «Pagarlo? - esclamò la moglie - Avrei dovuto pagarlo? Non è abbastanza avergli dato il vestito che desideravo tanto? Dovevo persino pagarlo? !». Reb Zùssya rispose: «Sono sicuro che il sarto contava su quella paga per mantenere la sua famiglia. Avete pattuito una cifra e lui ha eseguito ammirevolmente il suo lavoro, così come avevi richiesto. Gli devi il pagamento per il lavoro. Il fatto che tu abbia compiuto un atto di generosità non ti esonera dal debito che hai nei suoi confronti. Gli affari sono affari e la tzedakà è tzedakà». Reb Zùssya prese a prestito altro denaro con cui poter pagare il sarto.

 

PENSA PRIMA DI RISPONDERE
 

Reb Wolf Kìtzes, un devoto seguace del Bà'al Shem Tov; aveva l'ardente desiderio di visitare la Terra Santa. Tentava di spingere questo pensiero per-ché non voleva lasciare il suo caro Rèbbe, ma la brama di vedere quei luoghi non gli dava pace,
perciò ne parlò con il Besht che lo ascoltò attentamente e disse: «Non devi andarci ora».
Questa risposta, al momento, fu sufficiente per reb Wolf ma, dopo qualche tempo, era di nuovo ossessionato dalla sete per la Terra Santa. Il Besht, però, non gli permise ancora di partire così reb Wolf lasciò trascorrere un po' di tempo prima di affrontare di nuovo l'argomento.
Finalmente il Bà'al Shem Tov acconsentì a fargli intraprendere il lungo viaggio e, prima di lasciarlo partire, disse a reb Wolf: «Se qualsiasi persona sul tuo cammino ti ponesse una domanda, pensa attentamente prima di rispondere».
Reb Wolf si imbarcò sulla prima nave che salpava per la Terra Santa.
Un giorno la nave gettò l'ancora presso una piccola isola. Tuffi sbarcarono. Quando fu il momento della preghiera po-meridiana, reb Wolf trovò un luogo tranquillo e pregò. Tanto fu trasportato dalle sue preghiere che non sentì il richia-mo che annunciava la partenza della nave. Quando finalmente guardò al largo, la nave stava già sparendo all'orizzonte. «Non ti disperare  disse a se stesso  abbi fede nell'Onnipotente che non ti abbandonerà e tutto andrà bene». Reb Wolf cominciò a chiedersi se potesse esservi un ebreo su quell'isola sconosciuta. Giunse a una capanna, bussò alla porta e lii contento quando vide un anziano ebreo, dall'aspetto nobile, comparire sulla soglia. Gli raccontò l'accaduto e fu rassicurato che non vi fosse niente di cui avere paura. L'isola non era del tutto disabitata, viveva là un po' di gente, ma lui era l'unico ebreo. «Le navi passano regolarmente disse non abbia paura reb Wolf una nave sarà presto sulla via per la Terra Santa e potrà continuare il suo viaggio. Si sta avvicinando Shabbàt e lei è benvenuto come mio gradito ospite». Reb Wolf fii felice della sua grande fortuna. Voleva però sapere come mai l'ebreo vivesse li da solo e come facesse a conoscere il suo nome, però non osò porgli domande. Shabbàt tra-scorse molto felicemente; il giorno seguente, un battello attraccò e reb Wolf, apprestandosi a partire, ringraziò l'anziano ebreo per la cortesia e l'ospitalità ricevute.
Prima di partire, l'uomo disse a reb Wolf: «Ha viaggiato molto e ha potuto constatare come vivono gli ebrei nelle varie parti del mondo; come si trovano nel galùt?».
«Grazie a D-o  replicò reb Wolf Onnipotente si prende cura di tuffi loro».
Reb Wolf era già sulla nave quando ricordò improvvisa-mente quello che il Bà'al Shem Tov gli aveva detto: di pensare attentamente prima di rispondere a qualsiasi domanda. Era terribilmente turbato dall'aver dimenticato l'avvertimen-to del suo Rèbbe, rispondendo senza riflettere. Decise che sarebbe sceso allo scalo successivo e che avrebbe fatto in modo di imbarcarsi sulla prima nave per il viaggio di ritorno. Quan-do reb Wolf si presentò al grande maestro questi gli chiese:
«Hai seguito il mio avvertimento?».
Reb Wolf gli raccontò tutto quello che gli era successo. Ora chiedeva umilmente come potesse rimediare al suo er-rore. Il Besht replicò: «Tu, personalmente, hai già pagato per il tuo errore ritornando a casa senza vedere la Terra Santa.
I Sentieri delta Gioia Bà'al ShenTov. So bene quanto sia stato difficile per te. Ora posso dirti di cosa si trattava. Avrahàm, nostro padre, si rivolse all'Onnipotente chiedendogli perché avesse trattenuto gli ebrei così a lungo in esilio, facendoli soffrire oltremodo. D-o rispose:
Non è così brutto, non soffrono molto in esilio; se vuoi la prova chiedi a un ebreo che non mente mai, reb Wolf Kìtzes".
Quindi fui deciso che Avrahàm fosse il tuo ospite e il resto lo sai. Se tu ci avessi pensato bene e avessi aggiunto qualche parola, dicendo come gli ebrei aspettano ardentemente la venuta di Mashìach e come pregano D-o ogni giorno dicendo: possano i nostri occhi vedere il tuo ritorno a Iton con miseri-cordia... chi lo sa, forse Mashìach sarebbe già venuto ».

 

IN BUONA COMPAGNIA

 

In una certa cittadina erano stati preparati due alloggi per l'arrivo imminente del Rebbe di Apta.Rabbi Avraham Yehoshua Heshel. Al suo ingresso nell'abitato i rispettivi proprietari si presentarono l'uno vicino all'altro: entrambi erano ricchi, la loro cucina era egualmente curata e scrupolosamente Kasher, la casa di entrambi era spaziosa e ampia, perfetta per ospitare il Rabbi con ogni comodità. La reputazione di uno dei due, però, era macchiata da mormorii e indiscrezioni che lui stesso, ammettendo la verità, confermava, dotato com'era di umiltà di spirito. L'altro ospite, invece, era proprio una di quelle persone che sin possono definire, con un'espressione yiddish, "a sheiner Yid" (un degno ebreo) e lui per primo non nutriva il minimo dubbio in proposito. L'Apter Rebbe, comunque, scelse di andare dal primo.

Quando i Chassidim che erano in confidenza con lui più tardi gli chiesero il perché della decisione lo Tzadik rispose:

" E' perfettamente vero che il secondo sarebbe stato un ospite degno, mane avrebbe fatto motivo di vanto e noi sappiamo dal Talmud che L'Altissimo disse riguardo all'arrogante: "egli e IO non possiamo trovare posto insieme nel mondo". E se D-o non può alloggiare nella sua casa, forse posso farlo io?

Guardate l'altro piuttosto: anche se sa di compiere alcune trasgressioni, non è arrogante e a questo proposito leggiamo nella Torah , riguardo al Mishkan "che si muoveva con loro, nel mezzo della loro impurità". Se la divina presenza fu in grado di trovare posto in casa di ogni uomo, io ho fatto lo stesso".


LE STORIE SONO TRATTE DAL VOLUME " I SENTIERI DELLA GIOIA " DI RAV SHLOMO BEKHOR EDITO DA EDIZIONI DLI 


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